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Diritti umani, Istituzioni e Diritti

Il Consiglio federale presenta un rapporto sulla pena detentiva a vita

Il Consiglio federale presenta un rapporto sulla pena detentiva a vita.

Berna, 25.11.2020 – Con il diritto vigente, in linea di massima i reati penali particolarmente gravi possono essere sanzionati in maniera adeguata. Questa la conclusione a cui giunge il Consiglio federale in un rapporto del 25 novembre 2020. In esso illustra tuttavia diverse opzioni per rivedere la pena detentiva a vita al fine di differenziarla meglio dalla pena detentiva di 20 anni e dall’internamento.

Successivamente al quadruplice omicidio di Rupperswil nel dicembre 2015, per i quali fu ordinato l’internamento dell’autore condannato a una pena detentiva a vita, due postulati (18.3530 e 18.3531) hanno chiesto di esaminare le possibilità di sottoporre a riforma questa sanzione. I postulati giustificavano la loro richiesta affermando che la pena detentiva a vita trae in inganno in quanto in caso di prognosi positiva l’autore può essere liberato con la condizionale già dopo 15 anni.

Il Consiglio federale è stato in particolare incaricato di esaminare se la rinuncia a concedere la liberazione condizionale in caso di pena detentiva a vita o l’introduzione di una pena detentiva decisamente più lunga in alternativa alla detenzione a vita potrebbero migliorare il sistema permettendo di sanzionare in modo adeguato reati particolarmente gravi senza una commistione tra pena detentiva e internamento.

Delimitare meglio la pena detentiva a vita

Nel rapporto il Consiglio federale giunge alla conclusione che dal punto di vista pratico non urge intervenire per quanto riguarda lo strumento della pena detentiva a vita. In linea di principio, il sistema sanzionatorio svizzero consente già ora di punire in modo adeguato i reati particolarmente gravi tenendo sufficientemente conto della necessità di proteggere la popolazione. Pur dichiarandosi contrario ad abrogare la pena detentiva a vita, ritiene necessario esaminare l’opportunità di adeguamenti mirati, ad esempio posticipando moderatamente il momento in cui può essere concessa la liberazione condizionale, al fine di differenziarla meglio da quella in caso di pena detentiva di 20 anni. Il Consiglio federale illustra inoltre un modo per poter eventualmente semplificare la relazione tra pena detentiva a vita e internamento.

In vista di un’eventuale riforma, nel rapporto il Consiglio federale mette al contempo in chiaro che l’esclusione completa della liberazione condizionale è inammissibile e quindi da respingere anche in caso di reati particolarmente gravi. Una verifica regolare della pena detentiva non può essere esclusa a priori per motivi istituzionali e di diritti fondamentali. Sottolinea inoltre che la liberazione condizionale non costituisce una ricompensa per la buona condotta nell’esecuzione della pena, bensì mira a reinserire l’autore nella società e quindi a ridurre il pericolo di recidiva. Se la sua pericolosità ne impedisce il reinserimento sociale, è già oggi possibile internare l’autore del reato.

A questo link è possibile leggere e scaricare il Rapporto del Consiglio federale – solo tedesco e francese.