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Canale Fede e Ragione: le comunicazioni e la replica del premier Draghi alla Camera dei Deputati

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Canale Fede e Ragione: le comunicazioni e la replica del premier Draghi alla Camera dei Deputati per il Consiglio europeo del 16 dicembre.

Il video delle Comunicazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi

Video e testo della replica del presidente Draghi.

Mercoledì, 15 Dicembre 2021

La replica del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, a seguito della discussione generale alla Camera dei Deputati sulle Comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 16 dicembre.

Grazie a tutti voi per le osservazioni e i contributi su molti di questi temi che saranno discussi nel Consiglio Europeo. Sono d’accordo su quasi tutti i punti sollevati.

L’onorevole Baldini ci ricorda questa è un’epoca caratterizzata essenzialmente da due fatti principali. Il primo è: dobbiamo essere in guardia contro la pandemia. È l’atteggiamento che caratterizza la nostra vita in questo momento. Siamo contenti di come è andato quest’anno e, come ha detto l’onorevole Noja, dobbiamo difendere la normalità che abbiamo conquistato con le unghie e con i denti. Il secondo fatto, il secondo principio ispiratore della politica del governo è che questa è un’epoca di traumi come non ne vedevamo da tanto tempo. C’è da un lato la pandemia che continua, c’è la transizione, è un’epoca di profondi cambiamenti, è un’epoca che testa le nostre capacità di reagire. E in tutto questo il principio ispiratore a cui tengo molto è che bisogna sempre avere lo sguardo sui più deboli.

Onorevole Delmastro, condivido: i numeri sull’immigrazione sono impressionanti e sono anche d’accordo con lei che nei confronti della Russia occorra quella che è stata chiamata la politica dell’ingaggio. Questa è la parola che nell’ultimo scambio con il Presidente Biden ho usato ripetutamente. Il fatto che ci sia stata quella telefonata, che il Presidente Putin abbia cercato al telefono il Presidente Biden, mostra essenzialmente che vuole essere parte del processo di decisione che sta avvenendo oggi. Non è un atteggiamento di chi si stacca ed è pronto all’azione, ma è l’atteggiamento di chi vuole esplorare tutte le possibilità diplomatiche che esistono per arrivare a una soluzione equilibrata. Questo è l’atteggiamento a cui ho richiamato tutti i partecipanti a quella conversazione e dobbiamo adoperarci affinché resti così. Quindi non bisogna assolutamente forzare, porsi in situazioni che possano interrompere questo momento di ingaggio. E sono d’accordo con lei sul fatto che in Africa ciò che è necessario sono investimenti infrastrutturali. Non sono d’accordo con lei, invece, sulle sue accuse al direttore dell’immigrazione. In effetti, che sappia io, non ci sono basi per queste accuse.

Onorevole Valentini, sì! Il green pass è uno strumento di libertà e come tale dobbiamo difenderlo, dobbiamo valorizzarlo. Ma deve essere accompagnato anche dall’osservanza delle regole. Con il riacutizzarsi della pandemia, il rigore nell’osservanza delle regole è sempre più importante. Sulla politica di emigrazione escludo un’intesa che possa avere come unico punto quello delle emigrazioni secondarie. Sull’energia sono state sollevate varie osservazioni. Noi andiamo avanti con una politica che è intervenuta con stanziamenti imponenti, di misura mai vista prima ed essenzialmente orientata a sollevare i più deboli dal rincaro dell’energia. Questi stanziamenti non possono andare avanti all’infinito. Quindi occorre trovare una soluzione strutturale, una soluzione che veda sì lo sviluppo delle interconnessioni, veda gli stoccaggi comuni, veda una propria valorizzazione della capacità di stoccaggio italiana in particolare. Ma occorre anche fare, come ha fatto l’onorevole Crippa, una riflessione sul meccanismo di prezzo dell’energia. Insomma oggi quel che si vede è che l’energia prodotta a costo zero o quasi dall’idroelettrico e dalle rinnovabili viene venduta al consumatore al prezzo del gas. Ora questo è un meccanismo su cui, questa è la cosa importante, in Europa è già cominciata una discussione, una riflessione in cui parte attiva è il nostro ministro Cingolani. Ma certamente è difficile pensare a una soluzione strutturale che non guardi ai profitti che le società elettriche e non elettriche hanno avuto in questo periodo dal rialzo del gas. Difficile non chiamare alla partecipazione dei costi comuni chi ha maturato anche questi profitti.

L’onorevole Berti affronta soprattutto il patto di stabilità. Intanto vorrei richiamare il fatto che all’inizio dell’anno prossimo la Francia assumerà la Presidenza del semestre europeo, quindi la discussione sul fatto di stabilità entrerà nel vivo in quel momento. Oggi siamo ancora veramente ai primissimi passi. Un primo punto che ho discusso tante volte riguarda le regole del Patto di stabilità per come era prima: non sono andate bene. Erano pro-cicliche, hanno aggravato i problemi dei Paesi che si trovano in crisi, non hanno sostenuto i Paesi che ne avevano bisogno quindi, comunque, sarebbero state cambiate. Ma oggi e nei prossimi anni ci troviamo ad affrontare degli investimenti straordinari proprio nella transizione ecologica, nella transizione digitale, nella difesa, e questi investimenti non sono pensabili con le attuali regole. La Commissione ci chiama a questi impegni ravvicinati nella trasformazione delle nostre tecnologie.

Il resto del mondo ci chiama a una Difesa europea più strutturata, mantenendo sempre il legame Atlantico perché, come ha detto bene, questo è un problema di realismo che bisogna sempre tener presente. Questi richiami sono in contraddizione con delle regole di bilancio, se queste dovessero essere le stesse di prima. Un altro punto sollevato dall’onorevole Berti, ed è molto importante, è il trattato del Quirinale che non deve essere un trattato che aumenta le zone di influenza ma deve essere un trattato che rafforza l’Unione Europea.
Sono d’accordo con Dori Devis e non basta donare, non basta assolutamente. Occorre, come ha detto lei, un trasferimento di conoscenza e di esperienza. Il Governo italiano ha posto questo punto in tutte le discussioni, a partire dal Summit che abbiamo organizzato a Roma con la Commissione Europea e tutti gli altri Paesi donatori, lo continua a fare in ogni Consiglio europeo e L’Unione Europea ha risposto con investimenti, con stanziamenti che dovrebbero portare anche alla creazione di centri produttivi in Africa.

Ringrazio l’onorevole Bianchi della Lega per la solidarietà. L’ordinanza del ministro Speranza, di cui il ministro mi ha informato ovviamente, è semplicemente dovuta al fatto che abbiamo questa variante Omicron, come anche l’onorevole Noja ha detto, che ha una capacità di diffusione nettamente superiore alle altre varianti. Allora noi, almeno fino ad oggi, abbiamo una situazione relativamente favorevole, perché da noi sono meno dello 0,2%. In altri Paesi europei, per esempio la Danimarca, è molto diffusa e poi anche nel Regno Unito è diffusissima, per cui si è pensato di attuare la stessa pratica che si usa oggi per i visitatori che provengono dal Regno Unito: un tampone. Non credo che ci sia molto da riflettere su questo. Un altro punto sollevato dall’onorevole Bianchi riguarda l’uso dei migranti come strumento di politica internazionale. Questo è un uso che va assolutamente rifiutato e che, come ho detto, è inaccettabile anche alla luce dei valori dell’Unione europea. Ma è anche vero che i migranti vanno trattati bene, non è pensabile violare i diritti umani dei migranti. Una riflessione dell’onorevole Noja: certamente occorre rivolgere un ringraziamento collettivo al Generale Figliuolo.

Molti, tra cui l’onorevole Boccia, avete sollevato la questione della migrazione. E’ un problema per il quale io continuo ad usare sempre la stessa definizione: ci deve essere un approccio umano, equilibrato, ed efficace. Questo è un po’ il riassunto di tutto. Certamente un aspetto che continuo a richiamare ogni volta che mi trovo qui, e che occorre affrontare con molta più intelligenza e determinazione, è quello dell’accoglienza. Se si sbaglia l’accoglienza, l’immigrazione diventa un peso ancora maggiore, se si fa un’accoglienza fatta bene diventano risorse. Questo è un punto su cui effettivamente occorre concentrarsi.

L’onorevole Cecconi mi ha chiesto sulla Conferenza sul futuro dell’Europa. L’Italia sostiene i lavori della Conferenza in una fase storica di importanti riforme per l’Ue. Rappresentanti del governo, del Parlamento Europeo, del Parlamento italiano, insieme a portavoce dei cittadini, lavorano per indicare le priorità e le scelte necessarie. È un esercizio di democrazia partecipativa unico con una piattaforma digitale a disposizione di tutti. Dal 9 dicembre il governo ha lanciato una campagna sui media proprio per stimolare la partecipazione di tutti i cittadini.

L’onorevole Ferro ha sollevato la questione dell’aiuto allo sviluppo. Fondamentalmente sono d’accordo con lei. Poi tutti gli anni passati in Banca Mondiale mi hanno insegnato che i soldi non bastano. Occorre avere intelligenza nel disegnare i programmi di sviluppo, distacco dagli interessi bilaterali più vicini da parte dei donatori, onestà da parte riceventi dello sviluppo. E soprattutto politiche economiche e sociali adeguate nei Paesi dove l’aiuto allo sviluppo viene dato. Ci sono 80-70 anni storia di sprechi in questi Paesi perché le politiche erano o disegnate male oppure il frutto di corruzione o altri interessi personali. Quindi per avere un vero aiuto allo sviluppo occorrono tutti questi ingredienti e pian piano ci si riesce, ma è molto molto difficile. Però la difficoltà non deve far desistere dal continuare su questa strada. In questo l’onestà, il modo in cui si spende, è cruciale per avere il supporto e sostegno dei cittadini nel fare una politica di sviluppo che sia efficace e ben finanziata.  Abbiamo avuto episodi nel passato, molti anche in Italia, dove dei grandi entusiasmi a favore dei finanziamenti allo sviluppo, pensate alle campagne contro la fame in Africa dove l’Italia fu il Paese che ebbe l’entusiasmo maggiore tra tutti i Paesi, finì malissimo perché questi soldi furono buttati in gran parte in corruzione e frodi. Dopodiché per moltissimi anni questo entusiasmo non tornò più e divenne molto difficile finanziare l’aiuto allo sviluppo.

L’Italia in Afghanistan si è comportata bene. I nostri soldati hanno riportato in Italia più di 5 mila rifugiati afghani. Ho chiesto che per loro ci fosse un canale di inserimento nella società e nel lavoro più rapido. E le cose credo che stiano andando bene da questo punto di vista. Ieri ho avuto una conversazione con il Direttore Generale dell’OIM, cioè dell’Ufficio di immigrazione internazionale per vedere come si fanno a recuperare, non nel nostro Pese o negli altri Paesi ma alla società e al lavoro, le decine di migliaia, forse anche centinaia di migliaia, di migranti afghani che sono fuggiti in Pakistan e in Iran. L’Italia sostiene questi programmi, li finanzia con grande determinazione. Ho assicurato al signor Vitorino, che è il direttore generale dell’ufficio immigrazione, il pieno sostegno anche per gli anni a venire.

Buon Natale e buone feste a tutti. Grazie

Fonte Canale Fede e Ragione: Le comunicazioni e la replica del premier Draghi alla Camera dei Deputati.