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Il Ministro Bernini all’Inaugurazione dell’anno accademico 2022-2023 dell’Università degli Studi di Bergamo

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Il Ministro dell’Università e della Ricerca all’Inaugurazione dell’anno accademico 2022-2023 dell’Università degli Studi di Bergamo.

L’intervento del Ministro Anna Maria Bernini.

Sono particolarmente onorata ed emozionata di essere qui oggi con voi e vorrei fare qualche ringraziamento, non di forma ma di profondo e sentito contenuto.

Prima di tutto saluto e ringrazio il Magnifico Rettore, Sergio Cavalieri, la delegata del Presidente della Regione, avvocato Terzi, il sindaco Gori, il Presidente Gandolfi, il Presidente della Crui Ferruccio Resta, il Presidente del Comitato regionale dei rettori lombardi Elio Franzini, il professor Paleari e il professor Morzenti Pellegrini, già rettori dell’università di Bergamo, il dottor Palmarini – che terrà un’interessantissima lectio magistralis – tutte le magnifiche Rettrici e i magnifici Rettori intervenuti, un particolare e affettuoso saluto alla consigliera delegata del Ministero dell’Università e della Ricerca Alessandra Gallone, un saluto a tutti i docenti, al rappresentante e alla rappresentante del personale tecnico-amministrativo, al rappresentante degli studenti, agli allievi dell’Accademia – che ringrazio dell’ospitalità -, a tutte le studentesse e a tutti gli studenti. E poi permettetemi un saluto particolare e particolarmente riconoscente Comandante Generale Kalenda, che ci ospita nella “sua” Accademia della Guardia di Finanza, e attraverso di lui desidero ringraziare tutti gli uomini e le donne in divisa che sono stati qui e ovunque protagonisti di uno dei momenti più drammatici e crudeli della nostra storia comune.

Tutti portiamo questa città nel cuore. Tutta Italia si è stretta al vostro fianco, quanto avete vissuto resterà scolpito nella memoria collettiva per sempre.

Siete stati esempio di coraggio, di umanità, di fratellanza. Una mano tesa al presente e una mano sempre proiettata al futuro.

Questo foscoliano spirito guerriero è lo stesso che 50 anni fa portò alla nascita di questo Ateneo.

E non è un caso che il motto scelto da questa Università sia: “Impara, cresci, vivi. Coltiviamo il pensiero per generare il futuro”.

Un messaggio bellissimo, potente, che custodisce l’iniziale spirito di libero istituto universitario: un ateneo proiettato all’esterno e immaginato come motore, anzi come acceleratore, della città che lo ospita.

Siete una comunità nata da una spinta congiunta tra istituzioni accademiche e cittadine in un momento che ha segnato profondamente il mondo universitario, dell’istruzione, il mondo in generale, il ‘68.

La libertà, la voglia di conoscenza, il dibattito, anche acceso – ma sano, pacifico e sempre rispettoso delle diverse posizioni –, sono elementi che debbono irrorare sempre il sistema dei saperi.

Vorrei per voi giovani, per voi studenti, una formazione più ariosa e completa, non strettamente accademica. Ci si forma certamente e soprattutto attraverso lo studio, ma si cresce attraverso la vita. Se mi posso permettere, cari studenti, ritagliatevi il giusto tempo per curare le relazioni umane, allenatevi a fare rete e interagite con chiunque, vivete esperienze che vi aiutino a maturare. Datevi spazio e occasioni per capire chi siete voi e come sta cambiando il mondo intorno a voi.

I percorsi accademici sono fatti per rendervi consapevoli, per prepararvi a ciò che vi attende una volta che non avrete più un calendario di lezioni e di esami programmati.

È per questo che il Ministero dell’Università e della Ricerca crede molto in un passaggio verso offerte didattiche meno rigide.

Credo profondamente che la flessibilità sia una risorsa. Il verticalismo delle proposte accademiche è stato pensato per costruire professionalità in un momento, in un mondo più settorializzato, ma adesso abbiamo bisogno di un cambiamento, di interconnessioni. Lo misuriamo quotidianamente questo bisogno.

E se l’università ha un compito, da sempre, è quello di precorrere i tempi: nelle aule degli atenei e nei centri di ricerca si forma il domani collettivo.

Nella sezione “mission” e valori voi avete scritto: “L’università è un libro scritto sempre a metà. Il libro è tuo e lo stai scrivendo. Sai che il futuro avrà ogni volta le sue pagine bianche da aggiungere”.

È quindi il momento di scrivere le nostre e le vostre pagine bianche. Avere il coraggio di sperimentare, sviluppare un pensiero critico ed essere trasversali, queste tre caratteristiche accomunano conoscenza e innovazione. È su questi tre fattori che dobbiamo investire per produrre una trasformazione concreta, il Ministero ascoltando le amministrazioni, i territori e gli atenei, e gli atenei interfacciandosi con il Ministero.

Creare un piano strategico partecipativo, come avete fatto in questo ateneo, è un passo per concentrare – veramente – le linee d’azione verso i bisogni del territorio in cui l’università si trova, senza perdere di vista un orizzonte doveroso, più ampio ed internazionalizzato. Nei prossimi anni vi impegnerete, insieme a noi, Ministero dell’Università e della Ricerca, ad operare su alcune delle direttrici più attuali per lo sviluppo del Paese: sostenibilità, salute, cultura e, sempre, formazione.

La vivacità intellettuale che risiede nei nostri atenei per non essere autoreferenziale deve avere dei canali diretti con le realtà locali – aziende, enti, città – domestiche e internazionali – e deve lavorare per dare nuove prospettive alla sua comunità di appartenenza. Il vostro tasso di occupabilità – che mi dicono essere oltre il 90 per cento entro i primi 5 anni dalla laurea – è certamente una dimostrazione di come siate in sintonia con la realtà che vi circonda e come i vostri corsi proposti siano non solamente una freccia scoccata ma un bersaglio raggiunto.

I nuovi dottorati industriali, banditi dal Ministero dell’Università e della Ricerca, e la nuova figura dei ricercatori di impresa vogliono essere un primo passo per rinsaldare il dialogo tra atenei e mondo del lavoro.

Ne valuteremo insieme l’efficacia. Allo stesso tempo credo fortemente nel potenziamento degli ITS, con i progetti delle Academy, e nell’implementazione di percorsi di professionalizzazione più moderni. Sono impegni da portare avanti con determinazione proprio per dare alternative a quei giovani che non lavorano, non studiano, non si formano. Dopo il picco registrato nel 2020 anche a causa del covid, questi giovani sono intorno al 23 per cento della popolazione tra i 15 e i 29 anni. Troppi. Renderli attivi è una sfida che dobbiamo vincere insieme.

Il vostro territorio ha fatto dell’artigianato e del grande saper fare italiano un grande valore. Un artigianato e un mondo delle industrie che hanno bisogno di figure specializzate, ma anche di ingegneri, di designer, di esperti di risorse umane, di tanti profili che sono fondamentali nel nuovo ciclo delle produzioni, nell’innovazione di prodotto, di processo, di percorso.

Al contempo, come certamente evidenzierà il professore Palmarini nella sua lectio magistralis, siamo una nazione che diventa “grande” e che deve riuscire a “riscrivere il suo rapporto con l’età che avanza”. L’healthcare non è solo un tema sanitario, è una grande opportunità sociale e culturale ed è un grandissimo motore di innovazione.

È innovazione la semplificazione di un processo, è innovazione introdurre un nuovo elemento in un sistema, è innovazione mettere in comunicazione mondi e settori che prima non si parlavano.

Formare ad essere curiosi, consapevoli e promotori di innovazione passa per un processo di “attivazione” della persona. Un obiettivo da raggiungere grazie a politiche che permettano di rendere accessibile il diritto allo studio anche e soprattutto in tempo di crisi, con incrementi delle borse di studio, con il piano per un ulteriore implementazione degli alloggi e delle residenze universitarie, che debbono affiancarsi anche a piani di reclutamento, docenti, personale tecnico amministrativo e dottorandi.

Il Ministero ha una visione della formazione come di un sistema che si crea “attorno alla persona” per poter fornire a chiunque abbia voglia di accettare la sfida della formazione gli strumenti e le competenze per affrontare le transizioni e i cambiamenti in corso. Dobbiamo dare agli studenti le opportunità e le conoscenze per esercitare il diritto alla scelta.

Tutti questi processi trovano nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza un alleato strategico per le risorse, ma anche per le riforme e per la programmazione. Con questo piano dobbiamo costruire una prospettiva nuova e un cambiamento strutturale per il nostro Paese, consolidando il nostro sistema di formazione e di ricerca. Non possiamo e non dobbiamo mancare questo obiettivo. Non possiamo perdere questo appuntamento.

Il Ministero si sta già impegnando per aumentare le possibilità di accesso degli studenti ai percorsi di studio internazionali e per garantire maggiori opportunità a chi voglia continuare a fare ricerca nei nostri atenei o all’estero.

In futuro lo scambio dei saperi dovrà essere ancora più forte e più fortemente interconnesso. Abbiamo il dovere di dare speranza a chi si affida a noi, i giovani che si affidano a noi, a chi sceglie di investire le sue capacità e i suoi talenti nei percorsi che proponiamo. Dobbiamo vivere questo compito con entusiasmo, con spirito di iniziativa, da veri innovatori.

Carissimi studenti, chiedeteci di più, investiteci delle vostre aspettative, confrontatevi con noi per portare i vostri stimoli e la vostra passione nello studio e nella ricerca.

Non vi accontentate mai, perché non è mai abbastanza.

Perché “il più grande nemico della conoscenza – come diceva il grande Stephen Hawking – non è l’ignoranza, è l’illusione della conoscenza”.

Quindi, cari studenti, carissimi tutti, a nome di questo governo, del Ministero dell’università e della ricerca, e a titolo personale, mi impegno il massimo in qualità, opportunità, percorsi, per trasformare le vostre aspettative e i vostri sogni in obiettivi raggiunti.

Buon anno accademico a tutti.