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Il Ministro Bernini all’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

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Il Ministro dell’Università e della Ricerca all’inaugurazione dell’anno accademico 2022-2023 della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

Intervento del Ministro Anna Maria Bernini

È un piacere per me essere presente all’inaugurazione della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Ringrazio per l’invito la Magnifica rettrice, Sabina Nuti.

Saluto il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani,

Massimiliano Angori, Presidente della Provincia di Pisa,

Michele Conti, sindaco di Pisa, e il suo vice sindaco, Avv. Raffaella Bonsangue.

Un cordiale saluto a tutte le autorità civili, militari e religiose.

Permettetemi rallegrarmi con il professore Giuliano Amato per il conferimento del dottorato di ricerca honoris causa e di salutare il vice presidente emerito della Corte Costituzionale, Enzo Cheli.

Complimenti e un saluto affettuoso a tutti gli studenti e le studentesse .

Rivolgo, inoltre, un saluto particolare a tutti i rettori e le rettrici presenti, al personale tecnico, amministrativo e bibliotecario, a tutte le Allieve e degli Allievi, e ai ricercatori e alle ricercatrici.

Prima di tutto, ci tengo a farvi i miei migliori auguri per questo momento così significativo nella vita della comunità accademica di eccellenza e importante come la vostra.

Ci troviamo in un momento significativo anche per l’Italia e per l’attività del Ministero che ho l’onore di guidare.

Pensiamo all’impatto del PNRR sul nostro Paese. Le iniziative di competenza del Ministero dell’Università e della Ricerca hanno beneficiato di 11,73 miliardi di euro, dei quali quasi 3 destinati al potenziamento dei servizi di istruzione e 9,09 miliardi a ricerca e innovazione.

Questi numeri hanno dietro iniziative grazie a cui, come sapete, si delineeranno anche aspetti del futuro di una comunità accademica come la vostra.

Quella del PNRR è una sfida che la Scuola Sant’Anna ha raccolto aderendo a 2 dei nuovi Centri Nazionali (quelli su Agritech e Biodiversità). Come sapete avremo 5 Centri Nazionali per l’innovazione, che saranno dei luoghi di diffusione e di innovazione di un sapere che deve sopravvivere al 2026.

Il Pnrr deve soprattutto sopravvivere a se stesso. E lo deve farlo creando connessioni, comunicazioni, collaborazioni, ibridazioni positive tra Regione, Comune, Provincia, imprese, università, capitale umano.

Alla Scuola Sant’Anna, per queste iniziative, sono stati assegnate dal Ministero risorse secondo il programma.

E in questi progetti mi sembra vi sia un tratto importante dell’identità della Scuola.

Alla partecipazione al Partenariato RESTART, incentrato sull’innovazione delle telecomunicazioni, si affianca anche quella del Partenariato sulla cybersicurezza – tema di bruciante attualità -, che affronta il problema con un’ottica multidisciplinare, di vero “umanesimo tecnologico”. Questa è la grande innovazione, l’umanesimo tecnologico, “sciences and humanities”. Questo sarà il nostro futuro e sarà anche l’ispirazione a quella flessibilizzazione dei cicli di studio che vuole rendere veramente multidisciplinare il percorso formativo degli studenti e del post graduate.

All’innovazione deve corrispondere sempre una parallela evoluzione della tutela della sicurezza e dei cittadini, per prevenire eventuali distorsioni o ricadute sociali negative e discriminatorie.

Anche a queste sfide, del presente e del futuro, si applica il ragionamento sul rapporto “tra il dire e il fare” dei diritti umani, di cui ci parlerà il Presidente Amato nella sua lectio magistralis.

Vorrei poi sottolineare che la Scuola Sant’Anna è capofila del progetto “Biorobotics Research and Innovation Engineering Facilities” per il potenziamento delle strutture di ricerca in biorobotica, con nuove risorse per nuove opportunità.

Il progetto esprime ciò che il PNRR vuole produrre: ossia un’infrastruttura abilitante per il Paese, che estenda la propria missione oltre il 2026. Questa è in assoluto la nostra più grande opportunità e anche preoccupazione. Andare oltre il 2026, creare le condizioni per una crescita stabile e duratura. Che sopravviva al tempo del PNRR.

Oggi parlo a una comunità accademica consapevole della propria storia e del proprio ruolo per il miglioramento della società.

La vostra Scuola rappresenta un centro nevralgico di riflessione ed elaborazione che ha contribuito a formare il pensiero e la vita pubblica del Paese.

I suoi alumni e alumnae hanno offerto all’Italia la capacità di analisi maturata in queste aule, frutto di una guida illuminata e rigorosa, ma soprattutto del loro impegno, costanza e dedizione.

E sono certa che gli studenti e i giovani ricercatori di oggi, che vivono questi luoghi, incrociandosi e discutendo, nel collegio e nella bellissima città che li ospita, avranno in questi momenti di confronto alcune delle esperienze più importanti per la loro formazione.

Ho fatto riferimento ai luoghi di questa istituzione e della città cui è intimamente legata perché nel percorso di crescita delle persone gli spazi contano, i luoghi sono molto importanti.

E ritengo che questo sia soprattutto vero per il Sant’Anna, che nelle aule e ai luoghi di vita della sua comunità accademica affianca anche un rapporto speciale con le realtà produttive e di ricerca del suo territorio, che illustra molto bene il senso della “terza missione”.

La Scuola ricopre un ruolo di primo piano nell’avanzamento della società, adempiendo a una delle missioni più importanti per un istituto universitario.

Penso al sostegno a programmi di orientamento e sostegno per le studentesse di scuola superiore che vogliano proseguire il loro percorso di studi verso le materie STEM. “Le ragazze si mettono in gioco”, come avete scelto di intitolare il corso dedicato; questa sarà una sfida fondamentale per le società europee e, ancor più, per l’Italia, oltre a rappresentare punti di PIL.

La competizione tecnologica internazionale, e la necessità di garantire la realizzazione degli individui che allo studio vogliono dedicare la propria vita, ci impongono di favorire l’afflusso di nuovi studenti, insieme a risorse adeguate, verso campi di ricerca e applicazione determinanti per il futuro.

C’è un’immagine che credo esprima molto bene lo spirito e le specializzazioni accademiche di questa prestigiosa istituzione.

È quella della mano robotica. Si tratta di un campo di ricerca di lungo corso per la Scuola Sant’Anna, e che mostra al mondo il valore della Scienza italiana, riconosciuto anche dallo European Research Council.

In questo progetto si uniscono le dimensioni del progresso tecnologico, dell’etica, della tutela dei diritti.

È quel presidio congiunto di scienze sociali e umanistiche che nella Scuola viene costantemente alimentato, anche attraverso la contaminazione reciproca. Vorrei soffermarmi su un aspetto essenziale per il nostro stesso lavoro sul PNRR, attraverso qualche riflessione suscitata dal Presidente Amato, e in particolare dal suo ultimo libro che ha un titolo particolarmente azzeccato: “Bentornato Stato, ma”.

È una prospettiva che ci aiuta in modo molto acuto a leggere la sfida del PNRR, per l’Italia e per il dibattito pubblico.

Da un lato, vediamo un risveglio europeo – forse tardivo ma c’è – sulle grandi tematiche industriali su cui si basa la competizione internazionale ad alta tecnologia e che interessano anche le prospettive e i programmi presidiati dal nostro Ministero (come i semiconduttori, le batterie, l’intelligenza artificiale e la robotica, le biotecnologie, agritech).

Oggi è essenziale capire dove canalizzare gli investimenti pubblici e riuscire a farlo insieme, perché l’Europa potrà ancora giocare un ruolo di primo piano a livello mondiale in queste partite, se saprà realizzare veri investimenti comuni.

Dall’altro lato, con il PNRR in Italia abbiamo avuto un’immissione davvero significativa, quasi dopante, di risorse pubbliche, in un sistema sottofinanziato, con difficoltà croniche tanto per l’investimento in ricerca quanto per l’accesso alla formazione superiore.

Ricordo che il Governo è impegnato a rafforzare gli strumenti per il diritto allo studio e di questo siamo molto orgogliosi:
nel disegno di legge di bilancio ora all’esame delle Camere sono stanziati 500 milioni di euro di risorse aggiuntive – non Pnrr quindi – per il 2024 e 2025, a sostegno dei 250 milioni appostati per il 2022 e dei 250 milioni per l’anno 2023 che, ove non avessero avuto un ulteriore appostamento di risorse aggiuntive, avrebbero prodotto un effetto strapiombo. Tutto sarebbe finito.
Invece noi abbiamo aggiunto altri 500 milioni per completare il ciclo di borse di studio fino al 2025, oltre a 300 milioni di euro che vanno ad accrescere il fondo per l’housing universitario. E anche grazie all’impegno della vostra comunità, confido che questi investimenti possano essere aumentati in futuro e produrre un effetto leva.

Il PNRR rappresenta un’occasione oggettiva per un vero salto di qualità pubblico.

Da questo punto di vista, essenziale è stato per me l’apporto del Tavolo Amaldi sulla ricerca fondamentale e lo spirito delle osservazioni della comunità scientifica. Compresa quella della necessità di valutare la ricerca, di comprendere tutte le fonti del finanziamento della ricerca in Italia.

Ma il PNRR non va considerato solo un’immissione di risorse straordinarie. È stato la scintilla per accendere un fuoco, che ora va alimentato. Per questo deve essere l’occasione per rafforzare la capacità istituzionale dove serve. Per aiutarci a essere una democrazia non “inesorabilmente racchiusa nel presente” ma “aperta al futuro”, per usare altre parole del Presidente Amato. E per questo serve in effetti un rafforzamento della capacità pubblica, non solo nella mole degli investimenti ma anche in termini mirati.

Uno Stato dove per esempio – è un tema centrale del mio mandato – ci sia un’identità autonoma del Ministero dell’Università e della Ricerca, incentrato sui dati, sull’impatto, sulla valutazione, al fine di compiere le migliori scelte.

Poi, come in quel titolo così accattivante, c’è un “ma” che dobbiamo considerare.

Per esempio, se pensiamo che il PNRR – nella ricerca applicata, ma anche in altre iniziative – debba ricadere tutto sullo Stato, senza che vi sia spazio per i privati, e per la società civile, allora rischiamo di minare la sua stessa sostenibilità.

Per esempio, ci siamo resi conto di quanto il coinvolgimento attuale delle imprese nei progetti di ricerca di filiera sia un punto di partenza, ma non sia affatto sufficiente a garantire la loro sostenibilità. Serve un confronto più forte e una diversa apertura, se vogliamo che la collaborazione col mondo dell’impresa aiuti veramente a garantire la continuità delle operazioni e un vero continuativo trasferimento tecnologico a vantaggio di tutti.

Serve una cooperazione adeguata al fine di affrontare le criticità, come quelle molto rilevanti emerse finora sui dottorati innovativi industriali, che non possiamo risolvere solo dicendo “Bentornato Stato”. Dobbiamo appunto ricordare quel “ma” per migliorare la nostra azione.

Altrimenti, rischiamo di trovarci con programmi che vanno bene in teoria, ma che poi confrontandosi con la pratica, con mercati che vanno sostenuti in modo più forte di quanto previsto, vanno sostenuti con strumenti normativi e finanziari più adeguati, come abbiamo visto per l’housing universitario.

Anche qui: la prova della realtà ci impone di muoverci tra il dire e il fare, di confrontarci con tutti i soggetti che saranno ricettori e attori delle politiche.

Soggetti come la Scuola Sant’Anna sono anelli fondamentali della catena di elaborazione e attuazione di queste politiche, non solo per le competenze ma anche per la missione unica, di formazione, ricerca e progresso della società che li contraddistingue.

Vi faccio i miei auguri per questo nuovo anno accademico. Sarò un anno durante il quale assisteremo al realizzarsi di grandi progetti comuni.

Grazie.